Curiosità che puoi vedere a Firenze, zona per zona

Consigli di viaggio, Curiosità e folklore

Firenze è piena di dettagli che restano fuori dai percorsi turistici: pietre di misura, buchette del vino, profili incisi nella pietra, segni dell’acqua del 1966. Te li racconto zona per zona, con l’indicazione precisa di dove guardare.

Ilaria Billeri

Nella pietra dei palazzi fiorentini ci sono anelli di ferro per legare i cavalli, misure ufficiali incise per il mercato, teste scolpite sotto i cornicioni, sportelli murati che servivano a vendere il vino e targhe che segnano l’altezza raggiunta dall’acqua nel 1966. Si trovano quasi tutte in vie centrali, spesso a pochi metri da un museo con la fila all’ingresso.

Sono dettagli che in pochi indicano e che restano fuori dallo sguardo per una ragione pratica: stanno in alto sulle facciate, oppure in basso, all’altezza delle caviglie, o si confondono con il colore della pietra. Passandoci davanti senza sapere cosa cercare non li noti, anche se hai attraversato la stessa strada tre volte in due giorni.

Qui sotto ho raccolto quelli che mi sembrano più interessanti, ordinati per zona invece che per importanza, così puoi seguirli mentre cammini da un punto all’altro del centro. Sono tutti visibili liberamente, senza biglietto e senza prenotare. 

Come funziona questo elenco

I dettagli sono raggruppati in quattro zone

  • il tratto tra Duomo e Piazza della Signoria
  • la fascia intorno al Mercato Nuovo verso l’Arno
  • l’Oltrarno
  • un gruppo fuori dal centro se hai una mezza giornata in più da dedicare a Firenze

Dentro ogni zona l’ordine segue la geografia. Puoi partire da dove ti trovi e prendere quello che ti capita sul percorso, senza dover incastrare tappe lontane tra loro.

Le prime tre zone si coprono a piedi in poche centinaia di metri l’una dall’altra. La quarta richiede autobus o una salita di venti minuti.

Sulle indicazioni: dove serve scrivo il lato dell’edificio e l’altezza approssimativa, perché con i dettagli piccoli l’indirizzo da solo non basta. Alcune cose stanno a sette o otto metri da terra e per vederle devi fermarti e alzare la testa, cosa che in una via stretta e piena di gente non viene naturale fare.

Tra il Duomo e Piazza della Signoria

È il tratto più percorso di Firenze, quello che fai obbligatoriamente almeno due volte al giorno. Sono cinquecento metri scarsi e ci sono dentro parecchie cose che nessuno guarda.

Il volto scolpito su Palazzo Vecchio

Sul lato destro di Palazzo Vecchio, quello che dà su Via della Ninna, all’altezza di poco più di un metro e mezzo, c’è un profilo umano inciso nella pietra. Linee rapide, appena accennate, grandi quanto una mano aperta. Si vede bene solo di taglio, con la luce radente.

La tradizione lo attribuisce a Michelangelo, che l’avrebbe scolpito di nascosto tenendo le mani dietro la schiena mentre parlava con qualcuno. Le versioni cambiano a seconda di chi le racconta: un debitore noioso, un condannato in attesa di esecuzione, una scommessa con un amico. Nessun documento lo conferma, il profilo non è datato e la paternità resta un’attribuzione popolare. Ma è lì da secoli e i fiorentini lo chiamano l’Importuno, che è già una piccola informazione su come andò la conversazione.

Vuoi saperne di più? Scopri l’articolo sui “Luoghi infestati di Firenze“!

Le pietre di misura su Orsanmichele

Orsanmichele nasce come mercato del grano e per secoli è stato uno dei punti di scambio più importanti della città. Sul muro esterno, sul lato di Via dei Calzaiuoli, sono ancora incise alcune misure ufficiali: il braccio fiorentino, le dimensioni standard dei mattoni e delle tegole.

Servivano da riferimento pubblico. Chi comprava poteva verificare sul posto se quello che stava pagando corrispondeva davvero alla misura dichiarata, senza dover credere sulla parola al venditore. Un sistema antifrode scolpito nel muro, valido per tutti e consultabile a qualunque ora.

Stanno all’altezza degli occhi, quindi per una volta non devi alzare la testa. Il problema è che sono sottili e la pietra intorno è scura, quindi passi accanto senza accorgertene.

L’orologio di Paolo Uccello in Duomo

Questo è dentro il Duomo, ma l’ingresso alla cattedrale è gratuito, quindi rientra nel perimetro.

Appena entri, girati verso la controfacciata, cioè la parete sopra il portone da cui sei passato. In alto c’è un orologio grande, dipinto da Paolo Uccello nel 1443, con quattro teste di profeti agli angoli. Ha ventiquattro ore, i numeri sono romani e la lancetta gira in senso antiorario.

Segna l’ora italica, il sistema in uso a Firenze fino alla fine del Settecento: la giornata cominciava al tramonto e finiva al tramonto successivo. Le ventiquattro cadevano quindi a sera, non a mezzanotte, e la posizione cambiava lungo l’anno con l’allungarsi delle giornate. L’orologio funziona ancora ed è uno dei pochissimi rimasti al mondo con questo meccanismo.

Il Sasso di Dante

In Piazza delle Pallottole, un vicolo laterale a pochi passi dal Duomo, c’è una lastra di pietra incassata nel muro con una targa sopra. È il Sasso di Dante, il punto dove secondo la tradizione il poeta si sedeva a guardare i lavori della cattedrale.

L’aneddoto più raccontato riguarda la sua memoria. Qualcuno gli avrebbe chiesto quale fosse il suo cibo preferito, e lui avrebbe risposto l’uovo. Un anno dopo, ritrovandolo seduto nello stesso punto, la stessa persona gli avrebbe chiesto soltanto “con che cosa?”. Dante avrebbe risposto “col sale”, senza esitare.

Il racconto circola dal Trecento e non ha alcun riscontro documentario. Anche la pietra attuale non è quella originale: è stata sostituita e spostata più volte nei secoli, l’ultima nell’Ottocento. Resta il punto esatto e la storia che ci si è attaccata sopra, che è poi il motivo per cui la gente si ferma.

Intorno al Mercato Nuovo e verso l’Arno

Da Piazza della Signoria verso il fiume si attraversa la zona del Mercato Nuovo. Qui i dettagli da cercare sono soprattutto in basso, tra il livello della strada e il primo piano.

Le buchette del vino

Sono sportelli murati nella pietra, larghi quanto una bottiglia e alti una quarantina di centimetri, con l’arco superiore incorniciato. Ne restano oltre centocinquanta in centro, molte con la porticina di legno ancora al suo posto.

Nascono nel Seicento e servivano alle famiglie nobili per vendere direttamente il vino delle proprie tenute. La legge fiorentina permetteva ai proprietari terrieri di smerciare il vino senza passare dalle osterie, purché la vendita avvenisse dal palazzo. La buchetta risolveva il problema pratico: si bussava, si passava il fiasco vuoto, tornava indietro pieno, e il denaro passava dalla stessa apertura. Il compratore restava in strada, il venditore dentro casa.

Ne trovi diverse lungo Via delle Belle Donne, in Via del Giglio, in Borgo Ognissanti e nelle vie intorno a Palazzo Strozzi. Su alcune è ancora leggibile l’iscrizione con gli orari di apertura. Negli ultimi anni qualche locale le ha rimesse in funzione servendo caffè e bicchieri di vino attraverso lo sportello, che è più un’operazione di marketing che un ritorno alla tradizione, ma almeno le tiene aperte.

La pietra dello scandalo

Sotto la Loggia del Mercato Nuovo, sul pavimento, c’è un disco di marmo bianco e nero incassato tra le lastre di pietra. È a pochi metri dalla Fontana del Porcellino, dove passa comunque tutta la gente che va a strofinare il muso al cinghiale.

Qui venivano portati i debitori insolventi, che subivano una punizione pubblica davanti ai mercanti riuniti. Il posto era scelto apposta: il Mercato Nuovo era il centro degli affari cittadini, e l’umiliazione doveva avvenire davanti a chi contava. Ne ho parlato più nel dettaglio nell’articolo sulla Fontana del Porcellino.

Il disco si vede solo quando le bancarelle sono chiuse o spostate. Nelle ore di mercato ci passano sopra le persone e i banchi di pelletteria lo coprono quasi del tutto.

Le targhe dell’alluvione del 1966

Il 4 novembre 1966 l’Arno esondò e in poche ore l’acqua raggiunse i cinque metri in alcune zone della città. Nei mesi successivi furono affisse delle targhe che segnano il livello massimo raggiunto, punto per punto.

Ce ne sono decine in tutto il centro. Una delle più impressionanti è in Via San Remigio, all’angolo con Via dei Neri: la lastra sta a oltre quattro metri da terra, sopra il primo piano. Accanto ce n’è una seconda, molto più in basso, che segna l’alluvione del 1333.

Vedere il segno con gli occhi cambia la percezione della cosa. I numeri restano astratti finché non ti fermi sotto una targa che sta al livello delle finestre del piano di sopra, in una strada stretta dove oggi si cammina tranquillamente. La zona di Santa Croce fu tra le più colpite, e le targhe lì sono tutte molto alte.

In Oltrarno

Passato l’Arno il ritmo cambia: meno gruppi organizzati, più botteghe, strade più strette. I dettagli qui sono distribuiti in un’area più larga, quindi conviene prendere Via Maggio o Borgo San Jacopo come asse e muoversi da lì.

La finestra sempre aperta di Palazzo Budini Gattai

Questa è tecnicamente in Piazza Santissima Annunziata, quindi di là dall’Arno, ma è troppo vicina al percorso per lasciarla fuori.

Sull’angolo destro del palazzo, al primo piano, c’è una finestra con le persiane spalancate e un vaso di fiori sul davanzale. È così da sempre, in qualsiasi stagione, con qualsiasi tempo.

La storia che si racconta riguarda una donna di casa Grifoni che aspettò per anni il ritorno del marito partito per la guerra, sistemata a quella finestra. Alla sua morte i familiari provarono a chiuderla, e da quel momento in tutto il palazzo cominciarono a cadere quadri e a rompersi oggetti. Riaperta la finestra, tutto tornò tranquillo.

La versione documentata è meno drammatica: il palazzo appartiene ancora oggi alla famiglia Budini Gattai, che mantiene la consuetudine per tradizione e forse per affetto verso la leggenda stessa. In ogni caso la finestra è lì, aperta, e la trovi al primo colpo guardando lo spigolo del palazzo verso la piazza.

Puoi approfondire l’argomento nell’articolo “La finestra sempre aperta di Firenze“.

I cartelli stradali di Clet

Clet Abraham è un artista francese che vive a Firenze da vent’anni e interviene sulla segnaletica stradale con adesivi rimovibili. Il divieto di accesso diventa una figura che porta via la barra bianca, il senso vietato si trasforma in una croce, lo stop acquista una mano che regge il disco.

Ne trovi decine in Oltrarno, soprattutto nelle vie intorno a San Niccolò e lungo i lungarni. Sono ovviamente interventi non autorizzati e il Comune periodicamente li rimuove, quindi quelli che vedi oggi possono non esserci tra sei mesi, e ne compaiono di nuovi altrove.

Il suo studio è in Via dell’Olmo 8, aperto al pubblico e a ingresso libero. Dentro ci sono i cartelli originali recuperati dalle strade, dipinti e sculture. Capita di trovarci lui che lavora.

La Madonna del Puzzo

In Via Toscanella, all’angolo con Borgo San Jacopo, dentro una nicchia in alto sul muro, c’è una piccola figura in terracotta della Madonna che si tappa il naso.

L’origine è documentata e recente. Nel 1984 gli abitanti della strada, esasperati dai cassonetti della spazzatura e da chi usava il vicolo come bagno pubblico, commissionarono l’opera all’artista Mario Mariotti come forma di protesta. La nicchia era già lì, vuota da tempo, come tante altre in città.

Sta a circa tre metri da terra, in un vicolo stretto dove l’istinto è guardare avanti. È il tipo di cosa che passi cento volte senza vedere e poi non riesci più a ignorare.

Il tabernacolo di Santa Rosa sul lungarno

Sul Lungarno Soderini, all’altezza dell’antica porta di Santa Rosa, resta un tabernacolo affrescato addossato a un frammento di muro. Intorno non c’è più niente: le mura sono state demolite nell’Ottocento e il tabernacolo è rimasto isolato, con il traffico che gli passa accanto.

Dentro c’è un affresco cinquecentesco con la Madonna e alcuni santi, protetto da un vetro e in condizioni discrete. Il contrasto tra l’oggetto e il contesto è il motivo per cui merita la sosta: un pezzo di città medievale rimasto in piedi da solo su una strada a scorrimento.

Si vede dal marciapiede opposto, che è anche il punto migliore per guardarlo intero.

Se hai più tempo: fuori dal centro

Questi richiedono uno spostamento vero, tra i venti e i quaranta minuti dal centro. Sono tutti ad accesso libero e nessuno richiede prenotazione.

Gli Orti del Parnaso

Dentro il Giardino dell’Orticoltura, in Via Bolognese, c’è una scalinata a gradoni sormontata da una lunga scultura a forma di serpente. Il corpo scende lungo tutta la salita con le squame in ceramica colorata, la testa in cima con le fauci aperte.

L’opera è del 1990 e richiama il mito di Pitone, il serpente ucciso da Apollo sul monte Parnaso. Salendo si arriva a un punto panoramico che guarda Firenze da nord, con la cupola in mezzo ai tetti. È una prospettiva diversa da quella del Piazzale Michelangelo e senza nessuno intorno.

Il giardino è pubblico e gratuito. Ci si arriva a piedi in venticinque minuti da Piazza San Marco, oppure con gli autobus che salgono lungo Via Bolognese.

Il Terzo Giardino

Sulla riva dell’Arno tra Ponte San Niccolò e la Pescaia di San Niccolò, un tratto di sponda è stato trasformato in uno spazio aperto con sentieri, panche e vegetazione bassa. Il nome viene dal fatto che è il terzo grande spazio verde della zona dopo Boboli e il Giardino Bardini.

Si scende dal lungarno e ci si trova sotto il livello della strada, con il fiume a pochi metri. Il rumore del traffico sparisce quasi del tutto. È uno dei pochi punti di Firenze dove si può stare seduti sull’acqua senza consumare niente.

Dal centro sono venti minuti a piedi lungo il lungarno, passando da Piazza Poggi.

La collina di Bellosguardo

Sopra Porta Romana, sul versante sud, una strada stretta sale fino a Piazza di Bellosguardo. Da lì e dai tratti di strada che portano su si vede Firenze intera da una posizione più alta e più laterale rispetto al Piazzale Michelangelo.

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Non c’è nessuna attrezzatura turistica: né bar, né bancarelle, né parcheggio per i pullman. Solo ville private, muri di cinta e qualche punto dove la vista si apre. La salita è ripida e dura circa mezz’ora da Porta Romana.

È il posto giusto se il Piazzale Michelangelo ti sembra troppo affollato, e nelle ore intorno al tramonto la differenza si sente parecchio.

Firenze segreta: cosa lo è davvero e cosa no

La parola “segreto” negli articoli su Firenze viene usata con parecchia libertà. Capita di trovare in lista come luogo nascosto il Corridoio Vasariano, che ha una biglietteria, un sito dedicato e i posti esauriti con settimane di anticipo.

Le cose che seguono valgono davvero, ma richiedono biglietto e programmazione, quindi le ho tenute fuori dall’elenco principale.

Il Corridoio Vasariano è il passaggio sopraelevato lungo circa ottocento metri che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti passando sopra Ponte Vecchio. Costruito nel 1565 per permettere ai Medici di attraversare la città senza scendere in strada, ha riaperto al pubblico dopo un lungo restauro. Si prenota online, il numero di ingressi giornalieri è contingentato e il biglietto è unico con gli Uffizi.

I percorsi segreti di Palazzo Vecchio sono visite guidate che portano dentro scale nascoste nello spessore dei muri, lo studiolo di Francesco I e l’intercapedine sopra il soffitto del Salone dei Cinquecento. Si prenotano al museo, durano poco più di un’ora e partono solo a orari fissi con gruppi ridotti.

Sotto Palazzo Vecchio ci sono i resti del teatro romano di Florentia, visibili con un percorso archeologico a pagamento che si aggiunge al biglietto del museo. Sotto il Battistero e in altri punti del centro ci sono altri livelli antichi, aperti solo in occasioni particolari.

Il Museo delle cere anatomiche della Specola conserva centinaia di modelli in cera settecenteschi realizzati per lo studio dell’anatomia. Ha riaperto dopo anni di lavori, si paga l’ingresso e nei fine settimana conviene prenotare.

Nessuno di questi è nascosto. Sono luoghi organizzati, con orari e tariffe, che meritano il tempo e la spesa. La differenza sta nel fatto che vanno messi in programma prima di partire, mentre tutto quello che ho elencato sopra lo trovi camminando, senza decidere niente in anticipo.

Come organizzare il giro

Non serve un itinerario dedicato. Quasi tutto quello che ho elencato sta lungo percorsi che farai comunque, quindi funziona meglio come strato aggiuntivo su quello che hai già in programma.

Se hai una mattinata, l’ordine più comodo parte dal Duomo con l’orologio di Paolo Uccello e il Sasso di Dante, scende lungo Via dei Calzaiuoli fermandosi alle misure di Orsanmichele, arriva in Piazza della Signoria per il profilo su Via della Ninna, poi taglia verso il Mercato Nuovo e finisce sul lungarno con le targhe dell’alluvione. Sono ottocento metri in tutto e ci stanno dentro due ore camminando piano.

L’Oltrarno conviene tenerlo separato, magari nel pomeriggio o in un secondo giorno, perché le distanze si allungano e il ritmo è diverso. Le buchette del vino le incontri un po’ ovunque nel tragitto, quindi non serve cercarle apposta: basta sapere che esistono e guardare in basso quando cammini rasente ai palazzi.

La luce conta più di quanto sembri. Il profilo su Palazzo Vecchio si vede bene solo quando il sole prende il muro di taglio, quindi la mattina presto o nel tardo pomeriggio. Le targhe dell’alluvione in Via San Remigio stanno in una strada stretta e in pieno giorno restano in ombra, ma sono leggibili lo stesso.

Chi arriva da fuori Firenze fa prima a lasciare l’auto in un parcheggio esterno e a entrare in centro con tramvia o autobus, visto che tutta la zona è dentro la ZTL (trovi più info sulla nostra guida “Parcheggiare a Firenze“).

Una cosa che aiuta: fotografare i dettagli man mano. Molti sono piccoli e in alto, e sullo schermo si vedono meglio che dal vivo, soprattutto le incisioni sulla pietra scura.

Perché queste attrazioni meritano attenzione?

Firenze si visita quasi sempre con un programma stretto: musei da prenotare, orari da rispettare, code da mettere in conto. Dentro quel programma i dettagli di strada non trovano posto, e finiscono per essere le uniche cose che vedi senza avere niente da fare in quel momento.

Sono anche l’unica parte della città che non è stata organizzata per i visitatori. Le misure su Orsanmichele erano un servizio per chi comprava il grano, le buchette servivano a vendere il vino senza pagare l’oste, le targhe dell’alluvione sono state messe da chi si era appena visto l’acqua in casa. Nessuna di queste cose è nata per essere guardata da un turista, ed è per questo che raccontano Firenze in modo diverso dai musei.

L’effetto pratico si nota dal secondo giorno. Cominci a guardare i muri mentre cammini, trovi anelli di ferro e stemmi che non erano in nessuna lista, ti fermi a leggere iscrizioni che prima erano solo pietra scura. A quel punto il centro smette di essere un percorso tra un ingresso e l’altro.

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