Calcio storico fiorentino: come funziona la partita di Santa Croce

Curiosità e folklore

Quattro squadre, quattro quartieri, tre partite a giugno in Piazza Santa Croce. Il calcio storico fiorentino è il gioco più duro e più sentito di Firenze. Ti spiego le regole, la storia e come viverlo dal vivo.

Ilaria Billeri

Sabbia sopra il selciato, tribune di legno montate lungo i lati, la facciata di Santa Croce che chiude la scena sul fondo. Se capiti a Firenze nella seconda metà di giugno, Piazza Santa Croce non è la piazza che vedi nelle foto. Per qualche giorno diventa un campo da gioco.

Il calcio storico fiorentino si gioca qui, come succede da secoli. Quattro squadre, quattro quartieri, tre partite in tutto. E un livello di rivalità che a Firenze si prende molto sul serio, anche fuori dalla piazza.

Chi lo vede per la prima volta di solito fa la stessa faccia. Non somiglia al calcio, somiglia poco anche al rugby e, nei primi minuti, sembra soprattutto una gran confusione di uomini che si buttano addosso. Poi cominci a capire dove sta la palla, cosa stanno facendo i giocatori sulle fasce e allora inizi a goderti la partita.

In questo articolo ti spiego cos’è il calcio fiorentino, come funziona, quando si gioca e come fare per vederlo. Anche nel caso più probabile, ovvero quando il biglietto non lo trovi.

Cos’è il calcio storico fiorentino?

Il calcio storico fiorentino è un gioco di squadra con la palla che si pratica a Firenze da almeno cinquecento anni. Lo trovi chiamato anche calcio in livrea o calcio in costume, perché i calcianti scendono in campo con le brache rinascimentali nei colori del proprio quartiere.

Le squadre sono quattro, una per ogni quartiere storico della città:

  • Azzurri di Santa Croce
  • Bianchi di Santo Spirito
  • Rossi di Santa Maria Novella
  • Verdi di San Giovanni

Ogni squadra schiera 27 calcianti. Il torneo è cortissimo: due semifinali e la finale, tutte a giugno, tutte in Piazza Santa Croce. Chi vince le semifinali arriva alla finale del 24, il giorno di San Giovanni.

La parola “calcio” qui confonde. Il pallone si può calciare, ma anche prendere in mano, portare correndo e passare come nel rugby. E per fermare l’avversario si placca, si spinge, si lotta. È da questo gioco, tra l’altro, che deriva il nome italiano del calcio moderno, non il contrario.
Se ti aspetti una partita di pallone in costume, insomma, resterai molto sorpreso.

Piazza Santa Croce, il campo di gioco

Piazza Santa Croce è sempre stata il campo del calcio storico. Nel Cinquecento era una delle poche piazze fiorentine abbastanza grandi e abbastanza regolari da contenere un gioco del genere. Rettangolare, chiusa sui quattro lati, con la facciata della basilica su un fondo e i palazzi sugli altri tre. Una specie di stadio già pronto, cinque secoli prima degli stadi.

Se passi di lì nei giorni che precedono le partite la trovi in trasformazione. Prima arrivano i camion con la terra, che viene stesa sopra il selciato fino a formare uno strato compatto di sabbione per attutire le cadute. Poi vengono montate le tribune di legno lungo i lati lunghi e il campo viene delimitato da una staccionata bassa. Alle due estremità si tirano su le reti, larghe quanto tutto il lato corto. Nel giro di qualche giorno la piazza diventa irriconoscibile, e ci resta così per un paio di settimane.

Un dettaglio curioso: sulla facciata di Palazzo dell’Antella, il palazzo affrescato che si affaccia sulla piazza, è incastonato un disco di marmo. Segna la linea di metà campo e sta lì dal Seicento.

Vale la pena arrivare in anticipo anche solo per guardare la piazza piena. Le tribune sono a ridosso del campo, senza distanza di sicurezza come in uno stadio moderno, e dalle prime file si sente tutto: i colpi, il fiato dei calcianti, le urla dei quartieri da un lato all’altro. La basilica resta lì sopra tutto il tempo, con quella facciata bianca e verde che nelle foto della partita sembra fuori posto.

Le regole del calcio storico

Le regole scritte esistono e sono precise, ma dalle tribune quello che conta è capire quattro o cinque cose.

La partita dura cinquanta minuti e il tempo non si ferma mai. Niente intervallo, niente recupero, niente pause per gli infortuni. Il cronometro parte al colpo di cannone che dà il via e si ferma solo alla fine, cinquanta minuti dopo, con un secondo colpo. Chi si fa male esce dal campo e la sua squadra resta in inferiorità numerica fino al termine, senza sostituzioni. Nelle partite più fisiche capita che una squadra chiuda addirittura con quattro o cinque uomini in meno!

L’obiettivo è portare la palla oltre la rete avversaria, sul lato corto del campo. Il punto si chiama caccia ed è l’unico modo per segnare. La palla si può calciare, prendere in mano, portare correndo, passare in qualsiasi direzione.

C’è però una regola che sorprende chi la scopre in tribuna. Se un calciante tira verso la rete e sbaglia, mandando la palla fuori o troppo alta, la caccia viene assegnata mezza agli avversari. Il risultato quindi si legge spesso a metà punto: 3 a 2 e mezzo, 4 e mezzo a 4. Serve a scoraggiare i tiri da lontano e a tenere il gioco basso e ravvicinato, dove la forza fisica pesa più della precisione. Segnata la caccia, le squadre si scambiano il campo e si riparte.

Sugli scontri il regolamento è meno permissivo. I placcaggi e le prese di lotta sono ammessi, ma solo uno contro uno: due calcianti non possono aggredire lo stesso avversario. Sono vietati i colpi alle spalle, i calci alla testa, gli attacchi da dietro su chi non ha la palla. Chi commette un’infrazione grave viene espulso e anche in quel caso la squadra resta scoperta, senza rimpiazzi.

Poi ci sono le figure che non giocano. Il Maestro di Campo sta al centro e interviene quando la situazione si accende, i giudici seguono il gioco dai lati, l’arbitro decide dall’alto. Suonano tamburi e chiarine durante la partita e ogni caccia viene annunciata con una bandiera bianca alzata sul campo.

I ruoli in campo

I 27 calcianti non sono tutti uguali. Capire come sono disposti aiuta a seguire la partita.

Ci sono quattro datori indietro, che restano vicino alla propria rete e fanno da ultima difesa. Davanti a loro tre datori innanzi, il raccordo tra difesa e attacco. Poi cinque sconciatori, distribuiti a centrocampo, con il compito di rompere l’azione avversaria e liberare spazio ai compagni. E infine quindici corridori, divisi in gruppi, che sono quelli che portano la palla e cercano la caccia.

Il rapporto è chiaro guardando i numeri: più della metà della squadra sta davanti. Le partite si decidono quasi sempre sulla capacità di aprire un varco tra la mischia centrale e la rete.

Un gioco duro

Il calcio storico è un gioco durissimo. Ci si colpisce, si finisce a terra, si esce con nasi rotti e costole incrinate. Il personale medico sta a bordo campo tutto il tempo e le barelle vengono usate quasi in ogni partita. Chi arriva pensando a una rievocazione in costume con qualche spinta rimane spiazzato nei primi minuti.

La definizione che gira su mezzo internet, “lo sport più violento del mondo”, resta però un’etichetta da titolone dei giornali. Il gioco ha un regolamento scritto, giudici in campo, squalifiche e, da alcuni anni, criteri più severi sull’ammissione dei calcianti: chi ha certi precedenti penali non scende in campo. Le squadre che degenerano vengono sanzionate e più di una volta il torneo è stato ridimensionato dopo partite finite male.

Insomma, tra durezza e rissa passa una differenza netta. Vale comunque sapere cosa comporta una partita di calcio storico fiorentino prima di comprare il biglietto, soprattutto se porti con te dei bambini. É un gioco fisico dove la gente si può fa male sul serio, a pochi metri dalle prime file.

A proposito, se non hai idee, scopri nel nostro post dedicato a cosa puoi fare con i bimbi a Firenze!

La storia del calcio storico fiorentino

Il gioco nasce da una radice antica. I romani praticavano l’harpastum, uno sport di squadra con una palla piccola e ripiena, in cui si poteva correre, afferrare, bloccare l’avversario. Da lì, passando attraverso i secoli e le varianti locali, arriva la forma fiorentina.

Nel Cinquecento a Firenze si giocava ovunque ci fosse spazio: piazze, cortili, campi appena fuori le mura. Era un passatempo delle famiglie nobili, disputato d’inverno, spesso nelle settimane tra l’Epifania e la Quaresima. Pensa che le partite più importanti potevano richiamare l’intera città!

L’episodio più folkloristico è quello del 17 febbraio 1530. Firenze era sotto assedio dalle truppe imperiali di Carlo V, la città era stremata dalla fame. I fiorentini organizzarono una partita in Piazza Santa Croce a beneficio degli assedianti. Musici sul tetto della basilica, calcianti in campo, tutto in bella vista. Un gesto di sfida, per far capire che dentro le mura si aveva ancora fiato da sprecare in un gioco. Firenze cadde qualche mese dopo, ma quella partita è rimasta nella tradizione e nella memoria del calcio storico.

Le prime regole scritte

Le prime regole scritte arrivano nel 1580, quando il conte Giovanni de’ Bardi pubblica il Discorso sopra il giuoco del calcio fiorentino. È il testo che fissa numero di giocatori, ruoli, misure del campo e comportamenti ammessi. Rimane il riferimento anche per il regolamento moderno.

Nel Seicento perde progressivamente terreno, le partite si diradano e nell’Ottocento sparisce del tutto dalla vita cittadina per oltre un secolo.

La rinascita è del 1930, per il quarto centenario dell’assedio. L’iniziativa parte da Alessandro Pavolini, gerarca fascista fiorentino, in pieno clima di recupero delle tradizioni locali a fini di propaganda. Da quell’anno il torneo tra i quartieri diventa un appuntamento fisso, interrotto solo dalla guerra e ripreso dopo. La formula attuale, con le quattro squadre, le semifinali e la finale del 24 giugno, arriva da quel periodo.

Il premio per la squadra vincitrice conserva un tratto contadino che sorprende: oltre al palio, il Maestro di Campo consegna simbolicamente una vitella di razza chianina.

Il calcio storico e la Festa di San Giovanni

La finale si gioca il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, patrono di Firenze. È la data attorno a cui ruota tutta la giornata più importante dell’anno per la città, e il calcio storico ne è solo una parte.

La mattina si apre con la messa in Battistero e le cerimonie ufficiali. Nel pomeriggio il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina attraversa il centro: cinquecento figuranti in costume, tamburi, chiarine, bandiere, armature. Parte da Santa Maria Novella e arriva in Piazza Santa Croce, dove il corteo entra in campo prima della partita. Passa per il centro storico, quindi lo intercetti anche senza biglietto, restando in strada lungo il percorso.

Alle nove di sera arrivano i fochi, i fuochi d’artificio sparati da Piazzale Michelangelo. È l’altro grande momento della giornata, quello che chiude la festa e che i fiorentini seguono dai lungarni, dai ponti e dalle terrazze. Se vuoi sapere dove guardarli e a che ora muoverti, ne ho parlato nel dettaglio nell’articolo sulla Festa di San Giovanni e i fochi di Firenze.

Il 24 giugno è anche giorno festivo a Firenze. Molti negozi e uffici sono chiusi, il centro è pieno dalla mattina e la circolazione in zona Santa Croce viene chiusa parecchie ore prima della partita.

Quando si gioca e come vedere le partite

Il torneo si concentra tutto in giugno. Le due semifinali si giocano nella prima metà del mese, di solito in un fine settimana, mentre la finale cade sempre il 24. Tre partite in totale, tutte in Piazza Santa Croce, tutte nel tardo pomeriggio.

I biglietti si vendono online, sui canali ufficiali indicati dal Comune di Firenze. La vendita apre di solito pochi giorni prima delle partite. 

I posti sulle tribune temporanee sono poche migliaia e finiscono in tempi rapidissimi, spesso nel giro di minuti. I prezzi cambiano in base al settore: le curve costano meno delle tribune centrali, che sono anche quelle con la visuale migliore sul campo.

L’unico modo per avere una possibilità concreta è tenere d’occhio i canali del Comune da fine maggio, sapere il giorno e l’ora esatti di apertura della vendita, ed essere online in quel momento. Chi ci prova il giorno dopo trova tutto esaurito.

Se non trovi il biglietto

Succede alla maggior parte delle persone, e non significa restare fuori dalla festa.

Il corteo storico è gratuito e si vede dalla strada. Attraversa il centro nel pomeriggio, con centinaia di figuranti, tamburi e chiarine, e passa per vie dove basta piazzarsi con un po’ di anticipo.

Le partite vengono trasmesse in diretta dalle televisioni locali e vengono seguite in molti bar e circoli del centro, soprattutto in quelli dei quartieri in gara. Guardarle da un bar di Santo Spirito o di Santa Croce, in mezzo ai tifosi, è un’esperienza diversa da quella in tribuna ma tutt’altro che deludente.

E poi ci sono i fochi della sera del 24, visibili gratuitamente dai lungarni e dai ponti.

Consigli pratici se vai in piazza

  1. Il caldo è la prima cosa da mettere in conto. A giugno Firenze arriva facilmente sopra i trenta gradi e le tribune sono scoperte, senza ombra. Le partite si giocano nel tardo pomeriggio, quindi il sole batte ancora forte sui settori esposti a ovest. Cappello, acqua e crema solare servono davvero.
  2. L’ingresso in piazza richiede tempo. I varchi aprono con largo anticipo rispetto al fischio d’inizio e i controlli rallentano parecchio la fila, soprattutto per la finale. Arrivare un’ora prima è ragionevole, anche perché ti permette di vedere il corteo entrare in campo, che è uno dei momenti migliori della giornata.
  3. Sulle borse conviene stare leggeri: zaini grandi, bottiglie di vetro e aste per bandiere non passano i controlli. In piazza non c’è un deposito bagagli. Il telefono con la batteria carica è utile, il biglietto è digitale.
  4. Dimentica l’auto, perché tutta la zona di Santa Croce viene chiusa ore prima e la ZTL resta attiva. Il centro si raggiunge a piedi da qualsiasi punto del centro storico e chi arriva da fuori Firenze fa prima a lasciare l’auto in un parcheggio esterno e a prendere tramvia o autobus (per approfondire, vedi la nostra guida su dove parcheggiare a Firenze).
  5. All’uscita la piazza si svuota lentamente e le vie intorno restano bloccate a lungo. Se hai un treno o una cena prenotata, calcola almeno mezz’ora in più rispetto a quello che dice la mappa.
  6. Un’ultima cosa sui bambini. Non ci sono limiti d’età, ma il gioco è come te l’ho descritto: contatti violenti a pochi metri dalle prime file, rumore alto, folla compatta, volgarità. Con i più piccoli il corteo storico funziona, sulla partita riflettici bene.

Perché vale la pena vederlo?

Quello che colpisce di più del calcio storico fiorentino è che non è uno spettacolo per turisti. I calcianti sono di quartiere, il pubblico è in gran parte fiorentino e le rivalità tra Santa Croce, Santo Spirito, Santa Maria Novella e San Giovanni sono vere e vecchie di secoli. Ci si allena tutto l’anno per tre partite. Chi vince porta il risultato addosso fino a giugno successivo.

Anche senza biglietto la giornata del 24 giugno resta una delle migliori per essere a Firenze. Il corteo attraversa il centro nel pomeriggio, la città è in festa dalla mattina, e la sera i fochi chiudono tutto da Piazzale Michelangelo.

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