Quando Firenze fu capitale d’Italia: storia, cambiamenti e curiosità

Storia di Firenze

In questo articolo ripercorriamo insieme le tappe di questo viaggio: quando Firenze divenne capitale, perché fu scelta, come cambiò il volto della città e quali tracce di quegli anni puoi ancora riconoscere passeggiando tra viali ottocenteschi, palazzi pubblici e scorci che portano con sé una storia diversa da quella rinascimentale a cui siamo abituati.

Ilaria Billeri

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Se ami Firenze, o se stai iniziando ad avvicinarti alla sua storia, scoprirai presto che alcune pagine del passato restano un po’ nascoste, quasi come dettagli che la città rivela solo a chi ha voglia di ascoltare. Una di queste è senza dubbio il periodo in cui Firenze fu capitale d’Italia: un capitolo breve, intenso e decisivo, che spesso sorprende chi lo incontra per la prima volta.

In questo articolo ripercorriamo insieme le tappe di questo viaggio: quando Firenze divenne capitale, perché fu scelta, come cambiò il volto della città e quali tracce di quegli anni puoi ancora riconoscere passeggiando tra viali ottocenteschi, palazzi pubblici e scorci che portano con sé una storia diversa da quella rinascimentale a cui siamo abituati.

Un viaggio nella Firenze dell’Ottocento, insomma: una città che, nel giro di pochi anni, si ritrovò al centro della vita politica italiana.

Quando Firenze fu capitale d’Italia

Firenze diventò ufficialmente capitale il 3 febbraio 1865, in un’Italia ancora giovane e in cerca di equilibrio. L’Unità era stata completata da poco e il paese stava ancora definendo la propria identità. Torino, prima capitale del Regno, non era più considerata la sede ideale, mentre Roma, quella che sarà poi la sede finale, era ancora fuori portata, sotto il controllo dello Stato Pontificio.

Per questo, Firenze divenne una sorta di soluzione intermedia: abbastanza importante dal punto di vista culturale, abbastanza centrale geograficamente, e soprattutto abbastanza “neutrale” per reggere un passaggio così delicato. Il Parlamento si trasferì qui, così come gran parte dell’amministrazione e delle istituzioni, trasformando la vita cittadina in modi che gli stessi fiorentini non avevano mai immaginato.

Il periodo durò sei anni, fino al 1871, quando Roma fu finalmente annessa e divenne la capitale definitiva. Ma quei sei anni furono tutto fuorché marginali: la città iniziò a cambiare volto, a espandersi, a modernizzarsi. Nuovi quartieri, nuovi viali, nuove funzioni: Firenze si scoprì improvvisamente più grande di quanto pensasse.

Perché fu scelta Firenze come capitale

Quando si pensa all’Italia dell’Ottocento, è facile immaginare una nazione giovane che cercava ancora la sua forma. Dopo l’Unità, la scelta della capitale non era affatto scontata: Torino aveva guidato il processo politico, Roma era l’obiettivo finale, ma nel mezzo serviva una città capace di rappresentare un equilibrio.

Firenze entrò in questo quadro per diversi motivi. Era considerata una città “centrale” nel nuovo Regno, sia geograficamente che culturalmente. La lingua italiana, così come la immaginiamo oggi, nasce in larga parte qui: un simbolo fortissimo per un Paese che stava cercando di riconoscersi come nazione.

A contare, però, furono anche ragioni diplomatiche e molto concrete. Nel 1864 l’Italia firmò un accordo con la Francia, la cosiddetta Convenzione di settembre, che prevedeva, tra le varie clausole, il trasferimento della capitale da Torino. La scelta cadde su Firenze perché rappresentava una città prestigiosa, meno esposta ai conflitti del tempo e abbastanza flessibile da accogliere un cambiamento così importante.

Sceglierla significò, in fondo, scegliere un luogo che già incarnava l’idea di cultura italiana. Non Roma, che doveva ancora essere liberata, non Torino, legata a un passato troppo vicino: Firenze offriva una sorta di “terreno neutro”, ma ricco di significato.

Per i fiorentini fu un cambiamento improvviso: nel giro di pochi mesi la città si preparò ad accogliere ministri, funzionari, uffici e un nuovo ritmo di vita che sarebbe rimasto impresso per generazioni.

Cosa cambiò a Firenze durante gli anni da capitale

Diventare capitale non fu solo una questione di titoli o trasferimenti amministrativi: per Firenze significò cambiare ritmo, abitudini e persino forma. In quei sei anni la città conobbe una trasformazione che segnò l’inizio della Firenze moderna.

Uno dei cambiamenti più evidenti fu il movimento di persone: migliaia di funzionari, impiegati, militari e famiglie arrivarono da tutta Italia. Le strade si riempirono di nuovi dialetti, nuovi mestieri, nuove esigenze. Era una Firenze più affollata, più dinamica, più “nazionale” di quanto fosse mai stata.

Per accogliere tutto questo, la città dovette adattarsi in fretta. Interi quartieri cambiarono volto: vennero ampliati gli spazi pubblici, nacquero nuovi viali, e molti edifici storici furono destinati a funzioni governative. Palazzo Vecchio ospitò la Camera dei Deputati, mentre Palazzo Pitti divenne la residenza reale: luoghi che oggi visitiamo per la loro storia artistica, allora erano sedi dove si prendevano decisioni politiche decisive.

Ma la trasformazione più profonda fu urbanistica. L’architetto Giuseppe Poggi, incaricato di “modernizzare” la città, progettò interventi che avrebbero inciso per sempre sul paesaggio fiorentino. Le mura medievali, che per secoli avevano abbracciato il centro storico, vennero demolite per far posto ai viali ottocenteschi ancora oggi riconoscibili. L’idea era quella di dare a Firenze un’impronta più aperta, luminosa, europea: una città capace di accogliere il nuovo ruolo politico senza rinunciare alla sua identità.

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Il piano Poggi

Questi lavori modificarono non solo l’aspetto della città, ma anche la percezione che i fiorentini avevano di Firenze. Per qualcuno fu un progresso, per altri una ferita: un cambiamento rapido e talvolta difficile da comprendere. 

Oggi, passeggiando tra i viali alberati o guardando il disegno ordinato di certe zone, è facile dimenticare che tutto nacque da quel breve periodo in cui Firenze fu il cuore dell’Italia.

Le tracce visibili oggi: cosa è rimasto della Firenze capitale

Anche se il ruolo di capitale durò poco, Firenze non tornò mai davvero com’era prima. Ci sono angoli della città che, ancora oggi, portano con sé l’impronta di quegli anni: non serve essere esperti di storia per notarli, basta saper guardare mentre si passeggia.

Il cambiamento più evidente è l’impianto ottocentesco che circonda il centro storico. I viali ampi, regolari e alberati sono il risultato diretto del grande progetto urbanistico di Giuseppe Poggi. Dove un tempo correvano le mura medievali, in quegli anni nacque una Firenze più aperta, più luminosa, più vicina alle capitali europee dell’epoca.

Molti edifici pubblici, distribuiti tra Oltrarno e il centro, conservano ancora la funzione o l’aspetto che acquisirono in quei sei anni. Palazzo Vecchio ospitò la Camera dei Deputati, Palazzo Pitti divenne residenza reale. 

Alcune aree furono completamente ripensate per accogliere uffici, archivi, personale amministrativo. Non tutti questi spazi sono oggi visitabili, ma sapere che hanno ospitato la vita politica italiana aggiunge una dimensione diversa alla loro osservazione.

Ci sono poi tracce meno evidenti, ma altrettanto significative. Alcuni quartieri si svilupparono proprio per accogliere la nuova popolazione in arrivo: funzionari, famiglie, artigiani che venivano da ogni parte della penisola. Firenze, abituata a un ritmo più misurato, divenne improvvisamente una città “nazionale”, più vivace, più eterogenea.

Se oggi ti capita di attraversare certe zone che sembrano un po’ diverse dal resto della città, più ordinate e più lineari, è probabile che portino con sé l’eredità di quel periodo.

Ripercorrere questi luoghi con la consapevolezza della loro storia permette di leggere Firenze con occhi diversi: non solo come una città rinascimentale, ma come un organismo vivo che, nel tempo, ha saputo adattarsi, cambiare e reinventarsi.

Curiosità e aneddoti sulla Firenze capitale

Raccontare la Firenze capitale significa anche soffermarsi su quei dettagli che raramente finiscono nei libri di storia, ma che aiutano a immaginare l’atmosfera dell’epoca.

Uno degli episodi più ricordati è l’arrivo di Vittorio Emanuele II. Quando il re giunse in città nel febbraio del 1865, Firenze si preparò come per una grande festa: strade illuminate, palazzi decorati, folle assiepate lungo il percorso verso Palazzo Pitti, che sarebbe diventato la nuova residenza reale. Per molti fiorentini fu un momento quasi surreale: la loro città, improvvisamente, diventava il centro della vita politica italiana.

Non meno significativo fu il modo in cui la capitale trasformò la vita quotidiana. A Firenze arrivarono delegazioni straniere, giornalisti, intellettuali, burocrati di ogni grado. Le locande si riempirono, i commerci aumentarono, gli affitti salirono. Alcuni fiorentini vedevano questo fermento come un’opportunità; altri, più legati alla città “di una volta”, faticavano a riconoscere certi cambiamenti.

C’è poi un dettaglio che molti visitatori ignorano: alcuni interventi urbanistici legati al periodo da capitale suscitarono fin da subito opinioni contrastanti. 

L’abbattimento delle mura medievali, per esempio, divise la cittadinanza. Per alcuni rappresentava il passo necessario verso una città più moderna; per altri un sacrificio doloroso della memoria urbana. A distanza di un secolo e mezzo, quelle scelte continuano a influenzare il modo in cui percepiamo Firenze.

Infine, vale la pena ricordare che in quegli anni Firenze divenne anche un polo culturale in pieno fermento. Artisti, letterati e politici si ritrovavano nei caffè e nelle sale private per discutere di idee, riforme, visioni di un’Italia nuova. La città sembrava vivere due anime: quella antica, saldamente radicata nei secoli, e quella moderna, che provava a immaginarsi protagonista del futuro.

Sono proprio questi intrecci, i fatti storici, le trasformazioni quotidiane, le scelte  urbanistiche, a rendere il periodo della Firenze capitale così affascinante da riscoprire oggi.